Lamezia, Trame.7: la strage di Duisburg 10 anni dopo. La ‘ndrangheta vista dalla Germania

Lamezia Terme – A dieci anni dalla strage di Duisburg il punto di vista dei giornalisti tedeschi Sandro Mattioli e Bernhard Pfletschinger su una vicenda sanguinaria che ha palesato a livello internazionale la presenza della criminalità organizzata in Germania, fino a quel momento una terra vergine di attentati e atti mafiosi. La strage avvenuta il 15 agosto del 2007 fuori dal ristorante italiano ʺDa Brunoʺ, dove con 70 colpi sono state uccise 6 persone, rappresenta l’esito di una serie di violenze cominciate con la faida delle famiglie Strangio e Pelle-Vottari nel ’91 a San Luca. A coordinare l’incontro la scrittrice Angela Iantosca che, dopo una breve introduzione sui fatti accaduti nell’estate del 2007, ha dato la parola agli ospiti.
«La società tedesca non nega ma vuole dimenticare la realtà mafiosa» – dice con tono fermo e serafico il regista e giornalista Pfletshinger, che si è interessato fin dall’inizio alle indagini sul caso di Duisburg: «la polizia era già in possesso di alcune informazioni che avrebbero potuto evitare la tragica vicenda – continua il giornalista introducendo un argomento spigoloso – si parla di intercettazioni effettuate in Italia e, dunque, inutilizzabili per legge in Germania».
Una dichiarazione che in modo inequivocabile evidenzia come non solo la società ma anche l’apparato legislativo tedesco non sia ancora preparato ad occuparsi di mafia. «Non esiste in Germania la possibilità di svolgere delle indagini che prevedano di violare la privacy dei cittadini e ancora non è stato riconosciuto giuridicamente il reato di associazione mafiosa» conferma il giornalista Mattioli, presidente dell’associazione ʺMafia? Nein Danke!ʺ.
Una situazione quella tedesca, dovuta all’impostazione di una legislatura che tutela nel privato l’individuo e lo difende dalla possibilità che si ripropongano realtà come il nazismo, il cui ricordo è ancora vivido e pungente all’interno della nazione. In un contesto simile non è facile parlare di antimafia ma dal 2007, dopo i fatti di Duisburg, il movimento ʺMafia? Nein Danke!ʺ ha rotto il silenzio sull’argomento attraverso molteplici iniziative, la realizzazione di una newsletter quotidianamente aggiornata e l’organizzazione di dibatti, workshop e proiezioni finalizzati alla costruzione di una consapevolezza della presenza effettiva della mafia sul proprio territorio.
A conclusione del dibattito Angela Iantosca pone degli interrogativi sulle prospettive future del movimento antimafia tedesco e nello specifico sulla possibilità di operare dal basso affinché, una volta conquistata la giusta percezione del fenomeno da parte della gente comune, i politici decidano di cambiare le leggi.
È Mattioli a dare una risposta netta e decisa «Difficile dare ora un esito positivo al discorso che abbiamo fatto. Ma al momento un buon segnale c’è ed è l’Europa, perché quest’ultima dovrebbe spronare la Germania a conformarsi con le normative degli altri Stati. Sul cambiamento dal basso invece sono meno ottimista, perché per modificare nel profondo la mentalità dei tedeschi ci vorrebbero dieci Duisburg, ma ovviamente spero che non accadano».
Pfletschinger chiosa l’intervento del collega con una riflessione sul cambiamento di approccio all’argomento da parte dei media «La cosa per me sorprendente è che noi abbiamo ogni settimana una serie tv poliziesca ʺTatortʺ e per la prima volta di recente messo in onda episodi che hanno trattato della ‘ndrangheta. Come è noto per arrivare alla popolazione la fiction in qualche modo funziona».

(c.s.)

22 giugno 2017