Lamezia Terme – Nuovo intervento dell’ex sindaco Paolo Mascaro in relazione alle notizie inerenti la relazione che ha portato allo scioglimento del Consiglio comunale.
Per Mascaro è “Doveroso, parallelamente all’istanza in autotutela, necessaria per gli eclatanti falsi e le evidenti inesattezze contenuti negli atti posti a base del decreto di scioglimento, ed al ricorso in sede giudiziaria, affrontare analiticamente i presupposti ai quali è legato l’iniquo provvedimento di scioglimento del Consiglio Comunale di Lamezia Terme.
Con capitoli separati, saranno quindi affrontati in maniera diffusa e dettagliata gli atti posti a base del decreto di scioglimento e ciò per dimostrare sin da subito il grave torto subito dalla Comunità di Lamezia ed il grave attacco al cuore della democrazia”.

Ecco cosa scrive l’ex primo cittadino:
CAPITOLO PRIMO
“Asserita contemporanea assunzione da parte del sottoscritto dei ruoli di Sindaco della Città di Lamezia Terme e di difensore di fiducia di esponenti di massima rilevanza delle cosche lametine e di loro sodali con svolgimento in particolare di incarico professionale nell’ambito del processo di appello “Perseo” ove il Comune era costituito parte civile
Appare inevitabile affrontare quale prima tematica quella che ha avuto l’eco mediatica più importante e che rappresenta anche il fondamentale tassello di prospettazione finalizzato allo scioglimento nella relazione che il Ministro dell’Interno ha trasmesso al Presidente della Repubblica.
La necessità della trattazione prioritaria di detto argomento deriva anche dalla oggettiva, e dunque indiscutibile, falsità ideologica di quanto prospettato al Ministro dell’Interno, e quindi al Consiglio dei Ministri ed al Presidente della Repubblica, con conseguente illegittima assunzione di provvedimento finale fuorviato, ripetesi, da presupposto totalmente falso.
Orbene, la relazione ispettiva redatta dalla Commissione di Accesso, per come riportata dagli organi di informazione e per come oramai di pubblico dominio pur essendo stata classificata quale atto riservato ed in quanto tale rigettata l’istanza di accesso formulata al Prefetto sin dal 19/12/17, afferma che il sottoscritto nell’ambito del processo Perseo sarebbe stato PER LA QUASI TOTALITA’ DEL SECONDO GRADO difensore di fiducia di M.L., G.A. e A.G., e quindi sarebbe stato contemporaneamente difensore di fiducia dei 3 e rappresentante legale del Comune che era costituito parte civile.
Si aggiunge negli atti posti a base dello scioglimento che i predetti M.L., G.A. e A.G., a seguito della rinuncia al mandato del sottoscritto, avrebbero nominato quale difensore di fiducia il di lui cognato Avv. Giuseppe Spinelli.
Ciò è ripreso nei successivi atti ed il Ministro dell’Interno il 17/11/17 lo ribadisce, seppur in maniera generica, a pag. 1 della relazione al Presidente della Repubblica sottolineando di fatto la gravità della veste contemporaneamente assunta.
Senonchè, quanto rappresentato al Ministro e dal medesimo ripreso, costituisce non solo elemento erroneo ma anche MACROSCOPICAMENTE FALSO con ogni intuibile ovvia e naturale conseguenza.
Invero, è falso che il sottoscritto sia stato “per la quasi totalità del secondo grado” del processo Perseo difensore di fiducia dei soggetti sopra indicati: il mandato professionale dai medesimi conferito è stato invece espletato sino alla sentenza di primo grado, emessa in data 08/06/2015 e cioè prima dell’elezione a Sindaco, conclusasi con l’assoluzione piena di M. L. ed A. G. e con l’assoluzione dall’accusa di concorso in associazione di tipo mafioso di G.A. e la condanna del medesimo per il solo reato di estorsione.
Dalla detta sentenza di primo grado, emessa ripetesi prima dell’elezione a Sindaco, nessuna difesa è stata posta né poteva essere posta in essere dal sottoscritto per i soggetti assolti né è stata posta in essere per G.A. per il quale infatti altro difensore proponeva appello per il capo inerente la condanna; a seguito della fissazione dell’udienza in Corte di Appello per la data del 22/04/2016, appreso dalla comunicazione l’avvenuta impugnazione da parte del Pubblico Ministero e quindi la sussistenza di secondo grado di giudizio e di astratta possibilità di poter espletare il mandato difensivo anche in detto grado, IMMEDIATAMENTE in data 08/03/2016 veniva formalizzata presso la Corte la rinuncia all’originario mandato.
Il processo di appello iniziava, quindi, il 22/04/2016 quando il sottoscritto aveva già da tempo rinunciato al mandato senza svolgere, ripetesi, alcuna attività difensiva, essendo ciò anche processualmente impossibile, e si concludeva con sentenza del 18/07/2016.
ECLATANTE, DUNQUE, LA FALSITA’ NEL’AFFERMARE CHE VI SIA STATA DIFESA DI ALCUN GENERE NEL MENTRE SI RIVESTIVA LA CARICA DI SINDACO, ECLATANTE LA FALSITA’ NELL’AFFERMARE DI ESSERE STATO DIFENSORE “PER LA QUASI TOTALITA’ DEL SECONDO GRADO” DI UN PROCESSO CHE E’ INVECE INIZIATO IL 22/04/2016!
ECLATANTE ULTERIORE FALSITA’ E’ AFFERMARE POI CHE A SEGUITO DELLA RINUNCIA AL MANDATO E’ STATO NOMINATO QUALE DIFENSORE DEI TRE SOGGETTI L’AVV. SPINELLI GIUSEPPE, COGNATO DEL MASCARO. FALSITA’ GRAVISSIMA IN QUANTO L’AVV. SPINELLI NON HA MAI DIFESO NE’ M.L. (ASSISTITO DALL’AVV. A. L.) NE’ G.A. (ASSISTITO DALL’AVV. S.R.) MENTRE HA ASSISTITO A.G. SIN DAL 2014 E PER TUTTO IL GIUDIZIO DI PRIMO E SECONDO GRADO E NON CERTO DOPO LA RINUNCIA DEL SOTTOSCRITTO CHE HA COMPORTATO INVECE LA NOMINA DELL’AVV. G. C..
Infine, anche con riferimento a Bevilacqua Giampaolo viene riportata notizia inveritiera avendo rinunciato anche in detta ipotesi al mandato difensivo immediatamente dopo l’elezione a Sindaco e già prima dell’udienza del 19/06/15 senza svolgere quindi alcuna attività nel corso dell’espletamento del mandato di Sindaco ed in pendenza della costituzione di parte civile del Comune.
E’ evidente che già questo primo capitolo sia sufficiente non solo per far comprendere A TUTTI la superficialità ed approssimazione dell’attività svolta dalla Commissione rifiutando immotivatamente l’importante apporto collaborativo del sottoscritto, ma per condurre all’adozione di un provvedimento di autotutela che pervenga ad annullamento di un provvedimento che pone quale dato fondante un presupposto assunto su dati non solo erronei ma oggettivamente e macroscopicamente fondati su falso ideologico; considerato, tra l’altro, che tutte le altre contestazioni inerenti le determine dirigenziali si fondano unicamente sulla mancata conoscenza della normativa inerente il Codice dei Contratti e di normative al medesimo collegate, il sottoscritto avanzerà richiesta in autotutela al Presidente della Repubblica, al Presidente del Consiglio dei Ministri ed al Ministro dell’Interno rappresentando che anche un solo giorno in più nel quale il rappresentante del popolo continui ad essere ingiustamente sostituito dal suo ruolo di guida della Comunità sarebbe inaccettabile attacco al cuore della democrazia ed inaccettabile violenza al concetto di legalità e giustizia”.

22 dicembre 2017