Lamezia Terme – E’ stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale (Serie Generale n.298 del 22-12-2017) il DECRETO DEL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA 24 novembre 2017: Scioglimento del consiglio comunale di Lamezia Terme e nomina della commissione straordinaria.
Ecco il testo integrale:
IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA
Considerato che nel Comune di Lamezia Terme (Catanzaro) gli organi elettivi sono stati rinnovati nelle
consultazioni amministrative del 31 maggio 2015;
Considerato che, dall’esito di approfonditi accertamenti, sono emerse forme di ingerenza della criminalita’ organizzata che hanno esposto l’amministrazione a pressanti condizionamenti, compromettendo il buon andamento e l’imparzialita’ dell’attivita’ comunale;
Rilevato, altresì, che la permeabilità dell’ente ai condizionamenti esterni della criminalità organizzata ha arrecato grave pregiudizio agli interessi della collettività e ha determinato la perdita di credibilità
dell’istituzione locale;
Ritenuto che, al fine di porre rimedio alla situazione di grave inquinamento e deterioramento dell’amministrazione comunale di Lamezia Terme, si rende necessario far luogo allo scioglimento del consiglio comunale e disporre il conseguente commissariamento, per rimuovere tempestivamente gli effetti pregiudizievoli per l’interesse pubblico e per assicurare il risanamento dell’ente locale;
Visto l’art. 143 del decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267;
Vista la proposta del Ministro dell’interno, la cui relazione
allegata al presente decreto e ne costituisce parte integrante;
Vista la deliberazione del Consiglio dei ministri, adottata nella
riunione del 22 novembre 2017;
DECRETA
Art. 1
Il consiglio comunale di Lamezia Terme (Catanzaro) e’ sciolto.
Art. 2
La gestione del Comune di Lamezia Terme (Catanzaro) e’ affidata, per la durata di diciotto mesi, alla commissione straordinaria composta da:
dott. Francesco Alecci – prefetto a riposo;
dott.ssa Maria Grazia Colosimo – viceprefetto;
dott.ssa Desiree D’Ovidio – diligente di II fascia di Area I.
Art. 3
La commissione straordinaria per la gestione dell’ente esercita, fino all’insediamento degli organi ordinari a norma di legge, le attribuzioni spettanti al consiglio comunale, alla giunta ed al sindaco nonche’ ogni altro potere ed incarico connesso alle medesime cariche.
Dato a Roma addi’, 24 novembre 2017

Allegato

Al Presidente della Repubblica

Il Comune di Lamezia Terme (Catanzaro), i cui organi elettivi sono stati rinnovati nelle consultazioni amministrative del 31 maggio 2015, presenta forme di ingerenza da parte della criminalita’ organizzata che compromettono la libera determinazione e l’imparzialita’ degli organi elettivi, il buon andamento dell’amministrazione ed il funzionamento dei servizi, con grave pregiudizio dell’ordine e della sicurezza pubblica.
All’esito di un’operazione coordinata dalla procura della Repubblica di Catanzaro, nel mese di maggio 2017, e’ stata data esecuzione ad un’ordinanza di fermo nei confronti di 52 indagati appartenenti ad una cosca attiva nella piana di Lamezia Terme ritenuti responsabili, a vario titolo, di numerosi reati tra i quali associazione di stampo mafioso, detenzione illegale di armi, esplosivi e porto abusivo di armi, estorsione, rapina, danneggiamento a seguito d’incendio, traffico illecito di sostanze stupefacenti.
Nell’ambito dell’operazione e’ stato inoltre eseguito un decreto di perquisizione nei confronti di un consigliere comunale in quel momento sottoposto agli arresti domiciliari per altre condotte costituenti reato, misura cautelare successivamente revocata, e del vice presidente del consiglio comunale, poi dimessosi. Ai predetti amministratori e’ stato contestato il reato di concorso esterno in associazione mafiosa in quanto avrebbero chiesto e fruito dell’appoggio elettorale della locale cosca mafiosa.
In relazione a tali vicende il prefetto di Catanzaro, con decreto del 6 giugno 2017, successivamente prorogato, ha disposto, per gli accertamenti di rito, l’accesso presso il suddetto Comune ai sensi dell’art. 143, comma 2, del decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267.
All’esito delle indagini, la commissione incaricata delle verifiche ispettive ha depositato le proprie conclusioni, sulle cui risultanze il prefetto di Catanzaro, sentito nella seduta del 12 ottobre 2017 il Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica, integrato con la partecipazione del procuratore aggiunto presso la procura distrettuale di Catanzaro ed il procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Lamezia Terme, ha trasmesso l’allegata relazione che costituisce parte integrante della presente proposta, in cui si da’ atto della sussistenza di concreti, univoci e rilevanti elementi su collegamenti diretti ed indiretti degli amministratori locali con la criminalità organizzata di tipo mafioso e su forme di condizionamento degli stessi, riscontrando pertanto i presupposti per l’applicazione delle misure di cui al citato art. 143
del decreto legislativo n. 267/2000.
I lavori svolti dalla commissione d’accesso hanno preso in esame, oltre all’intero andamento gestionale
dell’amministrazione comunale, la cornice criminale ed il contesto ove si colloca l’ente locale, con particolare riguardo ai rapporti tra gli amministratori e le locali consorterie.
Il Comune di Lamezia Terme, il cui consiglio comunale e’ gia’ stato sciolto due volte per condizionamenti di tipo mafioso nel settembre 1991 e nel novembre 2002, insiste in un contesto territoriale caratterizzato dalla presenza di quattro organizzazioni criminali, tra le piu’ potenti del «sistema nrangheta» per la loro pervasivita’ nel tessuto economico sociale ed anche istituzionale e per la loro capacita’ di intrecciare rapporti ed alleanze con i piu’ importanti sodalizi criminali della Calabria e di altre regioni.
La relazione del prefetto effettua, a tal proposito, un raffronto tra le risultanze dell’accesso attuale e quelle che diedero luogo agli scioglimenti degli organi comunali per infiltrazioni della criminalita’ organizzata nel 1991 e nel 2002 rinvenendo, in assoluta continuita’, la persistenza delle medesime dinamiche collusive e
dell’operativita’ degli stessi personaggi di spicco delle organizzazioni criminali dominanti in quel territorio.
Fonti tecniche di prova hanno attestato come la campagna elettorale per il rinnovo degli organi elettivi sia stata caratterizzata da un’illecita acquisizione dei voti che ha riguardato, direttamente o indirettamente, esponenti della maggioranza e della minoranza consiliare.
E’ inoltre stata rilevata una sostanziale continuita’ amministrativa, atteso che molti degli attuali amministratori hanno fatto parte, a diverso titolo, della compagine eletta nel 2010.
Ulteriore rilevante elemento che evidenzia un contesto ambientale compromesso e’ rappresentato dalla sussistenza di cointeressenze, frequentazioni, rapporti a vario titolo tra numerosi componenti sia dell’organo esecutivo che di quello consiliare con soggetti appartenente alla criminalita’ organizzata.
Al riguardo il prefetto evidenzia che successivamente alla loro elezione e fino ai primi mesi del 2016 il sindaco ed il vice sindaco, entrambi avvocati, hanno assunto, contemporaneamente, la veste di difensori di fiducia di esponenti di massima rilevanza delle cosche lametine e di loro sodali e quella di organi di vertice
dell’amministrazione comunale.
Solo nei mesi di marzo e maggio 2016, a seguito della costituzione di parte civile del Comune nei processi di cui sopra, il primo cittadino ed il vice sindaco hanno rinunciato all’incarico di difensori dei menzionati esponenti della criminalita’ organizzata e il mandato conferito al sindaco e’ stato assunto da altro professionista in stretti rapporti di affinita’ con il primo cittadino.
Il prefetto evidenzia come l’intricata rete di rapporti e cointeressenze tra amministratori e soggetti con precedenti penali e’ulteriormente attestata dalla circostanza che un consigliere comunale ed il coniuge di questi sono indagati per numerosi gravi reati, tra i quali quello di bancarotta fraudolenta, per quest’ultimo unitamente
ad un libero professionista che e’ in stretti rapporti di affinita’ con una dipendente comunale.
La relazione della commissione d’indagine ha fatto emergere un diffuso quadro di illegalita’, in diversi settori dell’ente locale che, unitamente ad un generale disordine amministrativo, si sono rivelati funzionali al mantenimento di assetti predeterminati con soggetti organici o contigui alle organizzazioni criminali egemoni ed
al consequenziale sviamento dell’attivita’ di gestione dai principi di legalita’ e buon andamento.
Il penetrante condizionamento posto in essere dalla criminalita’ organizzata nei confronti dell’amministrazione emerge, altresi’, dall’analisi dei procedimenti concernenti l’affidamento di beni confiscati alla criminalita’ organizzata.
L’amministrazione comunale ha infatti concesso, per quindici anni e gratuitamente, un immobile ad una cooperativa, pressoche’ inattiva da tempo perche’sottoposta ad indagini per indebite percezioni di erogazioni pubbliche. L’organo ispettivo ha rilevato numerose criticita’ nella procedura di assegnazione del bene, in particolare,
ha evidenziato che dall’esame della determina di affidamento non emerge lo scopo sociale perseguito dalla cooperativa ne’ le finalita’ di utilizzo dell’immobile.
Ulteriori circostanze anomale di tale vicenda sono rappresentate dal fatto che alla procedura di assegnazione ha partecipato la sola cooperativa che ha poi ricevuto il bene in concessione, cooperativa che, dai controlli effettuati, non garantisce alcuna affidabilita’ gestionale atteso che, sono risalenti nel tempo, gli ultimi bilanci di esercizio e le altre dichiarazioni contabili.
Viene altresi’ evidenziata la mancanza dei requisiti minimi morali da parte dei soci e degli amministratori, in particolare due dei soci sono gravati da pregiudizi di natura penale ed uno di essi e’ riconducibile ad esponenti della criminalita’ organizzata.
La relazione del prefetto ha inoltre posto in rilievo come, sempre dall’esame delle determine, sia emersa l’esistenza, nel settore degli appalti di lavori e servizi, di un vero e proprio «sistema» che, da un lato consente di aggiudicare appalti sempre alle medesime ditte in base ad una rotazione delle stesse e, dall’altro,
attraverso il meccanismo delle proroghe ripetute permette alle ditte un sostanziale recupero del ribasso offerto in sede di gara. Tale consolidato modus operandi ha permesso di eludere le disposizioni in materia di informazioni antimafia.
E’ altresi’ evidenziato come in tale settore l’ente non abbia posto in essere alcuna preventiva forma di programmazione ne’ alcuna attivita’ di controllo nella fase di esecuzione delle opere e dei servizi.
Elementi concreti che attestano una gestione amministrativa non aderente al principio di legalita’ sono emersi anche in relazione all’affidamento del servizio di mensa scolastica per il periodo 2016-2019 disposto attraverso una gara d’appalto.
L’organo ispettivo ha rilevato, nella procedura in questione, numerose irregolarita’ ed anomalie sia in sede di nomina e sostituzione dei componenti la commissione giudicatrice sia in ordine alle modalita’ di valutazione delle offerte.
La gara e’ stata aggiudicata nel mese di febbraio 2017 ad una impresa che gia’ aveva svolto lo stesso servizio nel triennio precedente ed il cui socio di maggioranza e’ gravato da precedenti penali. L’impresa nell’aprile 2017 e’ stata destinataria di certificazione interdittiva antimafia emessa dal prefetto di Catanzaro a seguito della quale l’ente nel mese di maggio ha revocato l’affidamento.
Evidenzia inoltre la commissione d’indagine che la societa’ in argomento fino ad agosto 2017 deteneva anche il 20% del capitale sociale di altra societa’ a sua volta destinataria, sin dal mese di gennaio 2016, di provvedimento interdittivo antimafia.
Disfunzioni e irregolarita’ sono state rilevate anche nelle procedure per l’affidamento del servizio di gestione del verde pubblico caratterizzate da un ripetuto ricorso ad assegnazioni dirette sulla base di infondati motivi di urgenza.
Viene pure posto in rilievo che negli anni 2016-2017 l’ente, frazionando le prestazioni e le relative spese in elusione della normativa di settore, ha permesso ad una cooperativa, in via esclusiva o in associazione con altre imprese, di essere destinataria di piu’ affidamenti e successive proroghe.
Anche in tale ambito l’amministrazione comunale anziche’ procedere alla dovuta pianificazione e programmazione degli interventi manutentivi e porre in essere un’unica gara, al fine di garantire un servizio omogeneo e costante, ha ripetutamente fatto ricorso all’istituto dell’affidamento diretto attraverso singole determine alcune delle quali prive della corretta identificazione del luogo ove effettuare la manutenzione ed altre addirittura mancanti del periodo di durata della prestazione del servizio.
Emblematico in tal senso si e’ rivelato l’esame di due determine dirigenziali con la prima delle quali il servizio di decoro del verde pubblico e’ affidato per un importo di circa 160.000 euro alla predetta cooperativa facente parte di una ATI e, solamente quattro mesi dopo, lo stesso servizio e’ nuovamente affidato alla stessa ATI per un importo di circa 50.000 euro.
Analoghe illegittimita’ ed irregolarita’, che delineano il quadro di un’amministrazione pervicacemente gestita in dispregio del principio di legalita’, sono emerse dall’analisi delle procedure di appalto dei lavori pubblici.
Anche in questo ambito la commissione d’indagine ha rinvenuto il frequente ricorso dell’amministrazione comunale agli affidamenti diretti in evidente violazione delle vigenti disposizioni.
Le verifiche disposte hanno evidenziato che l’ente, anche nei rari casi in cui ha provveduto ad aggiudicare lavori mediante procedure ad evidenza pubblica, ha poi affidato alle imprese aggiudicatarie ulteriori lavori anche di altra tipologia.
In tal senso e’ significativa la vicenda relativa ad un impresa alla quale sono stati aggiudicati con contratto stipulato nell’agosto 2016 lavori per la manutenzione delle strade comunali – per l’importo di circa 270.000 euro – a cui e’ seguita, nei mesi di novembre e dicembre 2016, l’assegnazione sempre alla stessa ditta e senza alcuna
gara di nuovi lavori per importo di oltre 40.000 euro, soglia che supera il tetto previsto dalla normativa comunitaria per gli affidamenti diretti.
Gli accertamenti effettuati dalle Forze dell’ordine hanno inoltre messo in rilievo che il titolare dell’impresa aggiudicataria di tali lavori e’ persona gravata da numerose segnalazione all’autorita’ giudiziaria per diverse fattispecie di reato ed ha rapporti di frequentazione con soggetti riconducibili alla locale criminalita’ organizzata e che alcuni dipendenti dell’impresa sono indagati per indebita percezione di erogazioni a danno dello Stato.
Le vicende analiticamente esaminate e dettagliatamente riferite nella relazione del prefetto di Catanzaro hanno rivelato una serie di condizionamenti nell’amministrazione comunale di Lamezia Terme, volti a perseguire fini diversi da quelli istituzionali, che hanno determinato lo svilimento e la perdita di credibilita’ dell’istituzione locale, nonche’ il pregiudizio degli interessi della collettivita’, rendendo necessario l’intervento dello Stato per assicurare il risanamento dell’ente.
Ritengo, pertanto, che ricorrano le condizioni per l’adozione del provvedimento di scioglimento del consiglio comunale di Lamezia Terme (Catanzaro), ai sensi dell’art. 143 del decreto legislativo 18 agosto
2000, n. 267.
In relazione alla presenza ed all’estensione dell’influenza riminale, si rende necessario che la durata della gestione commissariale sia determinata in diciotto mesi.
Roma, 17 novembre 2017
Il Ministro dell’interno: Minniti

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Prefettura di Catanzaro
Ufficio territoriale del Governo
Prot. n. 163/17/S.d.S.
Catanzaro, 13 ottobre 2017
al sig. Ministro dell’interno
Roma
Oggetto: Comune di Lamezia Terme. Proposta di scioglimento degli organi comunali ex art. 143 del TUEL approvato con decreto legislativo n. 267/2000.
Con decreto prefettizio n. 83/17/S.d.S. del 6 giugno 2017, a seguito della delega concessa, la scrivente ha nominato la commissione d’accesso al Comune di Lamezia Terme, al fine di accertare la sussistenza di infiltrazioni e/o condizionamenti della criminalita’ organizzata di stampo ‘ndranghetistico negli organi del
Comune di Lamezia Terme con conseguente alterazione della libera determinazione degli stessi.
A conclusione dell’attivita’ svolta, la commissione ha depositato il 5 ottobre 2017 la relazione allegata alla presente nota mentre in data 12 ottobre 2017 si e’ tenuta la riunione del Comitato per l’ordine e la Sicurezza pubblica a cui hanno partecipato oltre i vertici delle Forze di Polizia e la Commissione d’accesso, il Procuratore aggiunto presso la Procura distrettuale di Catanzaro ed il Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Lamezia Terme.
Avendo lo stesso Comitato espresso, come si puo’ evincere dall’allegato verbale, parere favorevole alla proposta di scioglimento, si comunica quanto segue.
Il Comune di Lamezia Terme, terza citta’ della Calabria, con una popolazione pari a 70.839 abitanti, ubicata nell’area centrale della Calabria, costituisce, per la sua posizione, per la presenza di importanti infrastrutture oltre che dal punto di vista commerciale, agricolo, industriale, una delle zone piu’ sviluppate della regione.
Nel contempo quel territorio e’ caratterizzato dall’operativita’ di ben quattro cosche, tra le piu’ potenti del sistema `ndrangheta a motivo della loro pervasivita’ nel tessuto economico-sociale ed anche istituzionale e per la capacita’ di intrecciare rapporti ed alleanze con i piu’ importanti sodalizi criminali della Calabria stessa nonche’ di altre regioni.
Nonostante le importanti operazioni di polizia giudiziaria che si sono susseguite nel tempo, oggi continuano ad operare le seguenti cosche:
Cosca Giampa’, protagonista di una lunga guerra di mafia che ha prodotto 50 omicidi e numerosi tentati omicidi; la cosca in atto e’ decimata e caratterizzata dalla presenza all’interno di diversi collaboratori di giustizia anche se non si esclude un certo attivismo, soprattutto nel settore delle estorsioni delle nuove generazioni;
Cosca Iannazzo, considerata attualmente la famiglia leader nel territorio di Lamezia Terme, dedita principalmente ad attivita’ imprenditoriali;
Cosca Cerra, Torcasio, Gualtieri coinvolta in una lunga e sanguinosa guerra di mafia con i Giampa’ e, da ultimo, decimata con numerose operazioni giudiziarie tra cui «Crisalide» che ne ha dimostrato la capacita’ di influenza nella vita polico-istituzionale;
Cosca Cannizzaro, Daponte, Gagliardi alleata con i Iannazzo e con i Pesce di Rosarno.
Le indagini di polizia giudiziaria piu’ recenti hanno messo in evidenza l’influenza delle cosche lametine nella campagna elettorale per l’elezione del sindaco e del consiglio comunale relativa alle consultazioni del 31 maggio 2015, consultazioni inquinate all’origine da condotte illecite connesse ad una vera e propria «mercificazione di voti» che ha riguardato direttamente o indirettamente esponenti di maggioranza e di minoranza ed, in primis, il presidente ed il vice presidente del consiglio comunale nonche’ diversi assessori.
Le dimissioni «a tappeto» con conseguenti surroghe che sono seguite all’insediamento della commissione d’accesso non modificano anzi aggravano il quadro d’insieme perche’ costituiscono un ulteriore indizio del sistema utilizzato per nascondere l’infiltrazione ed il condizionamento della criminalita’ organizzata dietro un apparente perbenismo.
La relazione redatta dalla commissione d’accesso mette ben in evidenza tale aspetto soffermandosi sulle c.d. «attivita’ antimafia» del Comune, per esempio in materia di costituzione quale parte civile nei processi contro la criminalita’ organizzata di stampo ‘ndranghetistico o nell’assegnazione di beni confiscati alla mafia.
Nel primo caso, viene in particolare evidenziata la contemporaneita’ degli atti di costituzione di parte civile con la difesa di esponenti di massimo rilievo delle cosche lametine dei Iannazzo e di loro sodali, da parte del sindaco (Omissis) e del Vice Sindaco (Omissis), entrambi avvocati, in prima persona, attraverso i propri studi legali.
La lettura della cronologia degli atti adottati, nella duplice veste di rappresentati legali dell’ente e di liberi professionisti, contraddice le pubbliche dichiarazioni rilasciate per smentire tale contemporaneita’.
Per quanto concerne i beni confiscati, emergono anomalie ed omissioni nelle procedure di aggiudicazione dell’attivita’ di gestione dei beni con particolare riguardo ad un bene agricolo aggiudicato alla societa’ (Omissis), pressoche’ inattiva da tempo perche’ sottoposta ad indagini per indebite percezioni di erogazioni
pubbliche, falso in atti e truffa nei confronti dell’Arcea (Agenzia Regione Calabria per le erogazioni in agricoltura). Inoltre, uno dei responsabili della cooperativa risulta vicino ad esponenti della criminalita’ organizzata del crotonese.
Dalla relazione della commissione d’accesso, che ha esaminato un vasto numero di determine adottate dalla dirigenza comunale, emerge poi diffusa casistica di illegittimita’ ed in alcuni casi di illeciti che potrebbero avere rilievo penale stante l’utilizzo accertato di procedure non conformi alla norma soprattutto in materia d’appalti.
Dall’esame delle determine emerge, in particolare, l’esistenza di un vero e proprio «sistema» che, per un verso, consente di aggiudicare appalti sempre alle medesime ditte attraverso una rotazione delle stesse e, per un altro verso, fornisce il sostanziale recupero del ribasso offerto in sede di gara, utilizzando il meccanismo delle proroghe dell’appalto. Peraltro, i lavori appaiono eseguiti senza alcuna programmazione preventiva e senza controlli in corso d’opera, cosicche’ l’applicazione degli stessi risulta vanificata, con
ricadute negative sul territorio e sulla popolazione destinataria dei servizi.
La divisione tra attivita’ di indirizzo da parte dell’amministrazione ed attivita’ gestionale della dirigenza, ex art. 107 del decreto legislativo n. 267 del 2000, non consente, nel caso di specie, di ritenere indenne l’amministrazione da ogni responsabilita’ rispetto ad una diffusa «mala gestio», che emerge, in particolare, nella vicenda dell’appalto della mensa scolastica alla (Omissis), soggetta ad interdittiva antimafia, e di quella dell’ex Cantina sociale nonche’ nella gestione del verde pubblico ed in quella del patrimonio comunale. Infatti, allorquando la «mala gestio» e’ cosi’ diffusa, e’ sicuramente imputabile all’amministrazione la carenza di controlli che, ancorche’ a campione, devono comunque
esserci e devono, unitamente all’attivita’ di indirizzo, investire trasversalmente l’operato dei funzionari con qualifiche dirigenziali.
Appare poi di particolare rilievo il raffronto fra le risultanze dell’accesso attuale e le relazioni propedeutiche agli scioglimenti degli organi comunali per infiltrazione della criminalita’ organizzata di stampo ‘ndranghetistico avvenuti nel 1991 e nel 2002.
Una sorta di «fil rouge» lega le tre relazioni, ripetendosi, in assoluta continuita’, i nomi degli attori sempre scelti all’interno delle medesime famiglie che ruotano attorno ai clan dominanti, con una sorta di passaggio di mano da padre in figlio e/o nipote.
Per quanto sopra riferito e tenuto conto del parere favorevole unanimemente espresso dai componenti del Comitato per l’ordine e la Sicurezza pubblica, si propone lo scioglimento degli organi del Comune di Lamezia Terme per infiltrazione della criminalita’ organizzata di stampo ‘ndranghetistico ex art. 143 del TUEL approvato con decreto legislativo n. 267 del 2000.
Il prefetto: Latella

22 dicembre 2017