Lamezia, processo “Chimera” con rito ordinario: tre condanne e due assoluzioni

Lamezia Terme – Il Tribunale di Lamezia Terme (Presidente Maria Teresa Carè, a latere i giudici Francesco Aragona e Annalisa Martire) al termine del processo con rito ordinario nell’ambito dell’inchiesta denominata “Chimera” contro cinque esponenti della cosca “Cerra-Torcasio-Gualtieri”, ha emesso tre condanne e due assoluzioni.
Nello specifico ecco le sentenze:
Cesare Gualtieri: 13 anni e sei mesi, 50 mila euro di multa, interdizione perpetua dai pubblici uffici;
Peppino Festante: 7 anni e sei mesi, 32 mila euro di multa, interdizione perpetua dai pubblici uffici;
Giancarlo Puzzo: 6 mesi, non menzione della pena
Lucia Vaccaro: assolta per “non aver commesso il fatto”;
Massimo Crapella: assolto perché “il fatto non sussiste”.

Gualtieri e Festante, inoltre, sono stati anche condannati al risarcimento dei danni in favore delle parti civili costituite, vale a dire l’associazione Antiraket Lamezia e il Comune di Lamezia Terme.
Al termine della sua requisitoria il sostituto procuratore della Direzione distrettuale antimafia, Elio Romano aveva, nelle scorse udienze, formulato le seguenti richieste di condanna:
– Cesare Gualtieri, 21 anni e 210.000 euro di multa;
– Peppino Festante, 12 anni e 120.000 euro di multa;
– Massimo Crapella, 10 anni e 3.000 euro di multa;
– Lucia Vaccaro, 8 anni;
– Giancarlo Puzzo, 3 anni.
Gli imputati dovevano rispondere a vario titolo di associazione mafiosa, estorsione e spaccio di sostanze stupefacenti.
Come si ricorderà la Corte di Appello di Catanzaro, nel luglio 2017, ha confermato le condanne inflitte, in primo grado, ai 34 imputati del processo scaturito sempre dell’inchiesta “Chimera” ma che, invece, avevano scelto il rito abbreviato.
Il procedimento penale è scaturito da due operazioni coordinate dalla Direzione Distrettuale Antimafia presso la Procura della Repubblica di Catanzaro e portate a termine dai Carabinieri di Catanzaro e di Lamezia Terme.
Tra i reati contestati, a partire dal 2010: traffico di armi, reati in materia di appalti pubblici, traffico di droga, estorsioni. Secondo l’accusa il clan, dopo gli arresti che avevano colpito la cosca ‘Giampà’, stava estendendo la sua sfera di influenza su vaste aree del territorio lametino. Le indagini dei carabinieri hanno consentito di ricostruire 34 episodi di estorsione ai danni di imprenditori e commercianti, il tutto aggravato dalle modalità mafiose.

9 marzo 2018